Brembate Basket, C.S.I. Pallacanestro Bergamo

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Notizie

L'intervista a Elvio Ronconi.
1. Nome: Elvio

2. Cognome: Roncoroni

3. Ruolo in società: Dirigente per CSI, Minibasket, U15 e Prima Squadra.

4. Perché la passione per il Basket?
Il primo pallone da basket l’ho toccato a 9 anni, quando ho iniziato a giocare nel Giemme di Ponte S. Pietro. Mi è subito sembrato uno sport bellissimo e io, che facevo il playmaker, ero il padrone del gioco.
Due anni dopo sono stato chiamato a giocare nella (allora) principale squadra di Bergamo che militava in serie C.
Ho esordito sulla panchina della serie C all’età di 16 anni, però la serie C di allora può essere paragonata per livello tecnico all’attuale Promozione.
Purtroppo, l’anno successivo, una brutta frattura alla caviglia mi ha bloccato e non sono più riuscito a raggiungere il livello precedente.
Però il livello di passione mi è rimasto e quando ho potuto avviare al basket i miei figli, mi sono inserito nell’attuale società.

5. Che traguardi pensi possa raggiungere la nostra squadra CSI in questa stagione?
Obiettivamente, la squadra è meno forte dello scorso anno: mancano i centimetri di Cape (ad inizio stagione) e di Guido; mancano anche i canestri di Davida Nava nella seconda parte del campionato.
Però, se riesce a mettere l’intensità necessaria, sono convinto possa arrivare ancora ai playoffs.
Ci spero tanto.

6.Pensi che le rinunce o gli arrivi di nuovi giocatori possano mettere a rischio la stabilità della squadra o aumentarne le potenzialità?
Dipende dai nuovi arrivi.
Questo è un team fantastico e affiatato e può accogliere chiunque.
Io però non voglio rovinarlo, per cui valuterò attentamente insieme al Coach se il nuovo giocatore si può inserire in questo contesto oppure se lo può rovinare.
Non mi interessa che sia forte; non mi interessa vincere il campionato; mi interessa un gruppo di atleti contento di far parte della squadra.

7. Dopo queste partite iniziali come vedi il gruppo?
C’è molta strada da fare: bisogna aumentare la velocità con cui gira la palla in attacco; bisogna difendere in modo più aggressivo; deve aumentare la percentuale al tiro; dobbiamo imparare a tenere la testa alta quando si palleggia, perdiamo tante occasioni di contropiede.

8. Quale è il tuo credo cestistico? Mi riferisco al modello di gioco che preferisci.
Difesa dura a tutto campo; raddoppi sul portatore di palla; contropiede ogni volta che sia possibile; zero palleggi e palla che gira veloce intorno e dentro l’area; ogni palleggio favorisce gli avversari; devo sapere 40 centesimi di secondo prima di ricevere la palla dove e a chi la passerò dopo i 5 centesimi di secondo che resterà nelle mie mani.
In altri termini, in 45 centesimi di secondo, ricevo e passo la palla.

9. Per un eventuale vittoria del campionato, pizzata offerta dalla società?
No: le difficoltà economiche per far giocare oltre 200 atleti sono enormi.

10. Oltre a questo meraviglioso stupendo fantastico sport te ne interessano altri?
Certo.
Ciclismo (tra i 2.500 e 3.000 km all’anno).
Vado qualche volta a sciare.
Sono stato un buon alpinista: sono stato istruttore della scuola di Roccia del CAI di Bergamo e ho scalato alcune delle vie più difficili delle Alpi.
Tutto questo quando ero giovane e bello.

11. Ora puoi paragonare alcuni giocatori della nostra squadra con giocatori NBA (caratteristiche fisiche e di gioco)? E perché:
In NBA sono poche le squadre che giocano bene e non la conosco tanto, però ci provo. In realtà devo molto ai suggerimenti di Luca Roncoroni.

- Sonzogni Luca: Shaquille O’Neal perché l’unica differenza è il colore della pelle.
- Scazzoli Davide: Mehmet Okur, per il look hollywoodiano e il range di tiro illimitato.
- Florio Alessandro: Kobe Bryant, quando era fermo per infortunio, intendo.
- Gotti Stefano: Ron Artest/Metta World Peace/Panda’s Friends, perchè tutti e due (anche se sembrano in sei) menano: mica da ridere.
- Aldegani Maurizio: Nate Robinson, perché l’altezza non è tutto.
- Sanfilippo Giovanni: Allen Iverson perché dovrebbero avere la stessa età.
- Scioscia Stefano: Gary Payton, due dei più grandi difensori della storia (e della preistoria).
- Macchi Enrico: Joakim Noah, perché avevano i capelli e la difesa simili, diviso due per l’altezza.
- Maestroni Matteo: Tracy McGrady, perché gli occhi spioventi sono una loro caratteristica. E tutti e due se la fanno addosso quando devono andare a canestro in penetrazione.
- Scioscia Pierluigi: Josè Calderon: li metti in campo insieme e chi li distingue? Stessa barba, stessa faccia, stesso livello di gioco. NO, quello forse no.
- Fabio Alborghetti: Mugsy Bogues per il ball handling, cioè sono bravi a far girare le palle.
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